Eric Brooks, detto “Blade” (Snipes), è un uomo per metà vampiro che combatte per difendere l’umanità dall’assalto dei “Non-Morti”. Questa volta il Nostro si allea con i suoi acerrimi nemici per combattere i Reapers, una particolare razza di succhia-sangue che attacca indifferentemente sia gli uomini che gli stessi vampiri. “Blade II” è il seguito del fortunato (in patria) “Blade” uscito nel 1998, film horror ispirato ad un famoso fumetto della “Marvel Comics”. A differenza del primo capitolo, questo sequel presenta delle atmosfere molto più “dark”e claustrofobiche con un alto tasso di “gore” che lo rendono migliore dell’originale, ma questi fattori non bastano a fare di “Blade II” un buon film. Quello che non convince è purtroppo la storia e la resa dei personaggi. Infatti è quasi impossibile affezionarsi ai protagonisti. Lo stesso Blade ha lo spessore psicologico di un foglio di carta. Lo sceneggiatore, secondo l’opinione di scrive, avrebbe dovuto approfondire di più la lotta interiore del protagonista, la sua angoscia nel sapere di essere un uomo per metà vampiro destinato ad essere disprezzato e temuto da entrambe le razze a causa della sua natura meticcia e di non poter quindi vivere un’esistenza normale. Questo purtroppo è solo accennato e certamente l’interpretazione monocorde dello statico Snipes non aiuta a raggiungere lo scopo.
Una nota dolente va anche ai combattimenti. Se infatti le coreografie del veterano Donnie Yien, un mito per ogni appassionato di film “Made in Hong Kong” fortemente voluto dallo stesso Snipes nel film come coreografo e interprete (anche se in quest’ultimo caso purtroppo è malamente sfruttato in un risibile “cameo” che non gli dà pienamente la possibilità di mostrare le sue grandi capacità di atleta marziale) sono ben fatte, l’uso eccessivo della “CG” rende i personaggi del film simili ai pupazzetti di un picchiaduro per la Playstation, snaturando così il senso dell’azione sino ad eccessi comico-grotteschi (certamente involontari); e ciò è un vero peccato, perchè Wesley Snipes è un buon interprete marziale. Con sommo dispiacere quindi alla fine lo spettatore si ritrova tra le mani l’ennesimo “Blockbuster” americano superficialone buono per passare due orette, ma che in fondo poteva essere evitato: insomma puro cinema coatto prodotto in serie.  |
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